E venne il giorno di Punta Gallina

Lasciamo il nostro buco di hotel dopo una nottata passata tra musica e balli sfrenati, non nostri! Appena fuori dalla citta un perfetto ristorante ci accoglie per una fantastica colazione, la temperatura è già elevata. Guidiamo in direzione nord con finalmente il andiamo tachimetro che si avvicina ai fatidici cento! Pian piano la vegetazione si abbassa e diviene sempre più rimpiazxata da cactus e acacie tipiche delle zone desertiche. Una deviazione per una pista sterrata, viene subito abortita in quanto la polizia ci sconsiglia vivamente di percorrerla. Siccome non siam qui per fare i fenomeni ci giriamo e torniamo sulla principale. La strada segue parallela una ferrovia dove treni di oltre 2 km di lunghezza trasportano carbone chissà dove! I posti di blocco militari sono sempre più frequenti e anche piuttosto consistenti… tre quattro autoindo di supporto a blocco. Arriviamo alla citta di Uribia, ultima sull’asfalto e con viveri e carburante, anche se a dire il vero, fare rifornimento ad un distributore è utopia… Mauro ha necessità di farla e tra un imbuti e l’altro gli riempuono il serbatoio da 50 lt con tre euro! Facciamo un po’ du acqua e viveri, tra cui una bella bottiglia di rum venezuelano. Comincia lo sterrato duro e veloce, i bambini sulla pista tirano dei fili per fermare le macchine e spuntare un succo o dell’acqua, sono incredibilmente furbi nel rilasciarlo se non ci si ferma. Ad un certo punto lasciamo questa pista e passiamo su di una laterale che porta ad un golfo molto bello e immenso. Ci fermiamo per una insalata, il vento è fortissimo e il tendalino sopravvive giusto perché fatto in Italia dalla Elwstrom, nota ditta di vele da barca! Riprendiamo a correre lo sterrato tta tempeste di sabbia e blocchi per pedaggio, adesso fatti con catene delle bici… Il territorio è spazzato dal vento degli alisei, la pista è poco più di una traccia in mezzo alla scarsa vegetazione. Arriviamo alla duna di Taroa, una dunetta di settanta metri di altezza, un tempo si poteva salite coi mezzi ora non più. Siamo arrivati al punto più a nord-est del continente Sudamericano, 27500 km percorsi tra una delle terre più interessanti che abbia guidato. Arriviamo all’hospedaie di Alexandra dove ci possiamo piazzare nel parcheggio e cenare nel piccolo ristorante. Il vento non molla e passiamo la notte sballottati, la via lattea è abbastanza bella da dedicarci un buona mezz’ora. Punta Gallina

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *