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  >  Viaggi   >  Stati Uniti   >  Nel Parco del Grand Teton, guidando verso lo Yellowstone

La nottata passata al motel è ovviamente ristoratrice!

Tutto intorno a noi una leggera brina ha coperto le macchine, attendiamo il sole.., ci buttiamo in una gas-station e si fa colazione.

Qua la cosa è classica: caffe a fiume, dolci vari, succo d’arancia, lo standard delle gas station

Prendiamo una strada parallela alla principale, dovrebbe ricollegarsi a Moose e all’entrata del Teton…

Purtroppo qualche miglia a nord, un cartello luminoso, ne comunica l’interruzione… trovo un lavorante sulla strada, mi informo, ed è confermato.

Si torna sulla 84 che raggiungiamo velocemente e con già un bel sole caldo. L’entrata del parco del Teton è praticamente l’anticamera del parco più famoso degli Stati Uniti.

Fermi subito al visitor center, un ranger molto cordiale ci descrive le varie zone ed i punti caratteristici per l’osservazione degli animali e naturalistici.

Mauro lascia la rombante Honda e sale sulla verdona land, la Fenice!

In pochissime miglia si raggiunge una pozza ricavata dall’ansa di un piccolo torrente: un’alce si sta mangiano del muschio in assoluta tranquillità.

Ci addentriamo lungo il sentiero che costeggia il piccolo fiume, a destra delle praterie e a sinistra si intravede una specie di tundra su di un livello più basso.

Il fogliage aiuta il paesaggio.

Sopraggiungono un paio di ragazze che a gesti ci avvisano della presenza di un orso bruno.

Beh, per essere da un’ora nel parco, diciamo che non va male.

Ieri sera avevamo fatto un breafing per valutare l’opportunità o meno di comprare delle bombolette al peperoncino sviluppate prorpio come difesa passiva per l’avvicinarsi degli orsi…

Lui se ne stava pacifico aggrappato su degli arbusti colmi di bacche, in pratica faceva colazione!

Riusciamo ad avvicinarlo sino ad una decina di metri, non sembra enorme, coperto dalla vegetazione non è proprio una bella cattura fotografica ma sempre emozionante.

Ogni tanto si ferma e osserva questi umani invadenti… è ora di lasciarlo in pace.

La nostra giornata continua risalendo verso nord, esplorando laghi di bellezza alpina, poco turismo, quello che c’è è soprattutto local, saliamo su delle piccole alture. Osserviamo le praterie che i nativi avevano fatto sue, immense distese con fiumi che le dividono in modo netto.

Verso il tramonto possiamo vedere delle mandrie di bufali e qualche alce, ma ora la notte sta per arrivare… deve essere organizzata a dovere: guidiamo fino all’uscita nord, nel parco non si può campeggiare ora che è bassa stagione…

Appena fuori troviamo un’indicazione per un parcheggio libero, fa al caso nostro.

Accendiamo subito un sontuoso fuoco che serve a tutti per riscaldarsi mentre si organizza il campo…

Ho la sensazione che la notte sarà fredda, le previsioni danno un -2. Provo nuvamente a mettere mano al riscaldatore, questa cosa mi fa incavolare a manetta! Niente da fare, non va.

Da qua in poi sarà sempre peggio, devo risolvere sto problema!

Mi decido e smonto l’attrezzo infernale, lo esplodo, trovo quello che potrebbe essere il problema: depositi carboniosi nella camera di combustione.

Ho un service kit, sta lì da dieci anni, uso tutto e metto a ore zero. Purtroppo l’estrazione di una retina di combustione non mi riesce come dovrebbe per mancanza di attrezzatura specifica… questo potrebbe essere un problema, ma non ho alternative: la spingo nella camera di combustione e poi vedremo.

Nenè ha cucinato dei fantastici ravioli del buon Giovanni, fantastici.

Intorno al fuoco riusciamo a passare ancora un’oretta, il tempo del riassemblaggio del riscaldatore. lo monto, dò fuoco alle polveri… starnazza, si accende!

Sembra che sia riuscito ad avere la stanza calda!

Bene, chiudiamo tutto, saltiamo in tenda. Riaccenderò Il riscaldamento verso le tre della mattina quando il freddo pungente sul viso ti fa capire che siamo sicuramente sotto lo zero.

va come doveva, regolando il flusso in modo ottimale.

yeah!

Teton campo “riscaldato”!

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