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  >  Alfio Lavazza   >  Diario di bordo: L’inizio della sfida

Buenos Aires e la trappola burocratica

Mesi e giorni di preparazione per la spedizione del nostro container in Argentina, ed ora siamo qui. L’agenzia di trasporto internazionale che segue la nostra pratica ci ha dato tutte le disposizioni del caso: la nave non impiega molto tempo a raggiungere il porto di Buenos Aires, circa 28 giorni. Quello che non riusciamo a capire esattamente è il costo delle tasse e dell’handling sul posto. Lo scopriremo.

Io, Enrico e Mauro — la “new entry” del gruppo — abbiamo un volo il 7 dicembre; saremo sul posto per tutte le pratiche necessarie a mettere in strada i mezzi. Mauro è un personaggio che si dimostrerà incredibile: è parente di Enrico e ha deciso di unirsi al gruppo guidando una Africa Twin degli anni ’80. Sarà una bella sfida: migliaia di chilometri in sella a una moto non sono una prova per tutti.

Più di un mese fa abbiamo chiuso nel container i nostri motori, dopo aver installato, modificato e creato tutto ciò che avevamo valutato necessario per viaggiare da Ushuaia a Panama. Riscaldatori, nuovi ammortizzatori, piccole e grandi soluzioni che speriamo siano utili. Enrico ha sostituito il Toyota 4Runner del viaggio africano con una gloriosa HDJ80. L’HDJ80 è uno dei mezzi mitici delle traversate africane: meccanica robusta e comfort molto superiore alla Fenice. L’ha smontata completamente e modificata in molte parti meccaniche; tra l’altro, pochi mesi prima della spedizione, un problema con del gasolio inquinato ha richiesto la sostituzione integrale del motore. Fortuna che siamo arrivati in tempo per chiudere tutto.

Le famiglie — di nuovo tutti insieme, tranne Edo che non parteciperà a questo viaggio — sono programmate per atterrare alla “Fin del Mundo”, dove noi tre dovremmo farci trovare ad attenderle.

I giorni a Buenos Aires

Atterriamo e troviamo una sorta di B&B vicino al porto, dieci dollari a camera. La città sembra attiva, carina e friendly. La nostra impressione è che sia anche abbastanza sicura. È la prima volta che mi trovo in Sud America e devo ancora prendere le misure. Fa caldo, parecchio; c’è traffico, parecchio; ma noi siamo concentrati sullo sdoganamento dei mezzi.

Contattati da un impiegato dell’agenzia di riferimento, iniziamo a muoverci nel “polipo” burocratico di una nazione dove — scopriremo poi — la corruzione e l’anarchia sono radicate fin nelle fondamenta. Non mi piace scrivere impressioni negative sui posti che mi ospitano, ma qui non riesco a trovare una scappatoia. Capiamo subito che saranno giorni intensi, carichi di adrenalina e incertezza. I giorni passano tra cifre allucinanti, “polizia del turista”, cambi di valuta nelle cuevas (le case di cambio parallele) e l’incontro con una persona a cui devo consegnare un pezzo di un aliante.

Quest’ultimo incontro sfocerà in un’amicizia duratura. Molti anni prima, durante una competizione di volo in centro Italia, avevo prestato una tenda a un membro della nazionale argentina, ma non avevo mai saputo chi fosse. Beh, Osvaldo, l’avvocato di BA, era proprio quel pilota! È incredibile come le sliding doors della vita possano creare storie pazzesche. Osvaldo è un ottimo pilota e vola a sud di Buenos Aires, nelle pianure argentine; la stagione è iniziata e riusciremo persino a portare Enrico in volo con un biposto.

La Dogana: una partita a scacchi

Sono giorni combattuti ed estremamente delicati. Enrico ha l’80 intestata all’officina e non ha la delega: primo intoppo documentale perché non vogliono rilasciare il mezzo. Parte una corsa tra Bergamo e l’aeroporto di Malpensa per spedire le traduzioni notarili via DHL. Come se non bastasse, per il grande caldo la capitale è sotto scacco energetico: i blackout bloccano i terminali, lasciando nel marasma totale i malcapitati come noi.

Il problema più grave è il conto economico per lo sdoganamento: oltre 6.000 dollari! Una cifra folle, considerando che la spedizione navale era costata circa 2.800 dollari. Capiamo velocemente che qualcuno sta cercando di fregarci. Scopro l’esistenza della polizia del turista e, pur pensando sia un tentativo inutile, contatto una ragazza dell’ufficio. Ci danno un appuntamento e, quando arriviamo, ci troviamo di fronte a poliziotti armati fino ai denti… forse non è una cosa da nulla. Incrociando dati e fogli doganali, metto alle strette il nostro broker; sentendosi con le spalle al muro, dopo tensioni e discussioni, accettano di chiudere il “debito” con meno della metà della cifra richiesta.

Tutte queste perdite di tempo hanno prosciugato i giorni di “vacanza” che avevamo programmato per raggiungere le famiglie a sud, più a sud che non si può.

La discesa verso il Cile

Enrico non ha ancora ricevuto i documenti, mentre io e Mauro siamo già alla guida. Decidiamo di partire noi due, raggiungere Osvaldo alla periferia di BA e gustarci una vera parrilla argentina nel caldo della Pampa. Enrico tornerà verso la capitale con Osvaldo per gli ultimi dettagli, prima di mettersi in viaggio verso Ushuaia.

Quattromila chilometri in quattro giorni. Non guiderò mai più così tanto in così poco tempo. La via diretta sarebbe di circa 3.200 km, ma dovendo attendere Enrico, io e Mauro decidiamo di deviare tra le spiagge dell’Atlantico e l’aria polverosa dell’interno. Indimenticabile l’inseguimento da parte della polizia argentina quando, senza alzare il piede dall’acceleratore, sono passato ai duecento all’ora proprio davanti a un incrocio sterrato dove la volante era appostata per il classico caffè!

Io e Mauro ci troviamo bene. Lui è un uomo di montagna, scialpinista e runner di alto livello. Purtroppo, i 40 gradi delle pianure bloccano la sua moto e dobbiamo inventarci un trasporto su camion funambolico: il driver era un colombiano che masticava foglie di coca da mattina a sera! La cosa incredibile è stata l’avvicinamento di un tizio mai visto prima — io ero avanti con la Fenice — che mi ha aggiornato sull’arrivo imminente del mio amico.

Scaricata la moto, metto mano ai carburatori: le alte temperature e la pompa della benzina creano problemi. Comunque, in un modo o nell’altro, restiamo in strada guidando per tutte le ore di luce possibili. Passiamo dalla Penisola di Valdés lungo la costa, attraversando una colonia di pinguini identici a quelli incontrati a Cape Town. Enrico è riuscito a partire e guida giorno e notte, “dritto per dritto”.

È tutta una lunga striscia d’asfalto verso la Terra del Fuoco. Le piante crescono già inclinate per il vento, che è così forte da non permetterti di raggiungere la velocità massima. La moto di Mauro è costantemente piegata per contrastare le raffiche. Siamo senza cellulari; ho dato il localizzatore e il satellitare a Enrico e, quando posso, mi infilo in un internet caffè per controllare la sua posizione. Ci incontriamo alla dogana cilena dopo tre giorni di guida ininterrotta e paesaggi surreali.

Ushuaia

Entrare dalla “porta” di Ushuaia è l’inizio del Viaggio, quello con la V maiuscola. Le famiglie atterrano un’ora prima della nostra entrata trionfale in città. Siamo distrutti, ma felici di aver “messo una pezza” a una situazione che solo dieci giorni prima sembrava disperata. La città più a sud del continente è caotica e turistica allo stesso tempo. Troviamo una griglieria e tutta la banda si riunisce, pronta per un’altra avventura epica.

Proprio qui, tra le griglierie affollate, la nostra strada incrocia quella di una figura leggendaria: incontriamo Giuliana Fea. Definirla “professoressa in pensione” è riduttivo; Giuliana è una delle più grandi, autentiche viaggiatrici dei nostri tempi moderni. Da decenni gira il mondo in solitaria, una vera pioniera che non ha bisogno di scorte o team di supporto. La sua reputazione la precede: è nota per le sue traversate africane, affrontate con una determinazione che farebbe rabbrividire spedizioni ben più organizzate.

Ci racconta del suo ambizioso progetto, “Vo por lo mundo” — “Vado per il mondo” — un titolo scelto perché comprensibile quasi in ogni lingua. La sua casa, da anni, è “La Peppa”, una gloriosa Toyota Land Cruiser HZJ78 camperizzata, che lei guida con la stessa naturalezza con cui si va a fare la spesa. Mi aveva contattato prima della partenza perché aveva bisogno di un consiglio tecnico sul suo riscaldatore a gasolio: la Fenice è famosa anche per questo.

È lei a portarci nel campeggio che sovrasta Ushuaia, un luogo sospeso tra le montagne e il mare. È il 20 dicembre e a queste latitudini dovrebbe essere piena estate, il periodo del sole di mezzanotte: eppure, mentre ci scambiamo storie e consigli tecnici attorno a “La Peppa”, comincia a nevicare. Il contrasto è surreale, perfetto per suggellare l’inizio di una spedizione dove nulla sarà scontato.

Nei giorni successivi visitiamo il parco e prepariamo il programma per iniziare, finalmente, la risalita verso nord.

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