Borama, citta’ di confine con l’Ethiopia

Non dista molto, solo 250 km di pista dura, sabbiosa e wadi a non finire… Tradotto, ci vorrà tutta la giornata!

La cosa che non riusciamo a capire è che dovremo andare molto verso sud est e risalire verso nord ovest, ma di un bel po’… C’è una pista chiamata Borama-zeyla haiway… nessuno la fa, un motivo ci deve essere!

Comunque ci alziamo dopo le preghiere e saltiamo sul toyo, rimbalzati dal primo baracchino per la colazione, prendiamo la pista in uscita dalla citta’ sbagliandola al primo colpo!

momenti di gloria, effimeri!

Per fortuna io ho il mio navigatore sperimentato negli ultimi anni nelle Americhe e di cui mi fido ciecamente… Informiamo il driver e ci rimettiamo sulla pista giusta, ci mancava solo di finire a Gibuti.

I grossi solchi creati dai camion rendono abbastanza lenta la media, poi pian pianino si tira su e troviamo pure un baracchino dove dell’angera e un the ci svegliano per benino.

Lasciamo la pista che scende verso Berbera e cominciamo a scalare il plateau roccioso scavato da numerosi wadi secchi, tra poco sara’ tutto un inferno guidare qua dentro… le piogge trasformeranno tutto in fanghiglia pazzesca…

Andiamo avanti veramente a rilento, come da previsione. Si incontrano cammelli e pastori con le loro pecore. Il nostro militare acquista un litro di latte di cammello, pagato col solito sms, la ragazzina sparata nel nulla aveva il pagamento via telefono! Sta cosa mi stupisce ogni volta!

Arriviamo a scavallare le montagne rocciose, li facciamo degli incontri interessanti: delle bestie che sembrano dei Kudu, un branco di babbuini, qualche coyote e delle tartarughe enormi!

Ci si ferma in un pseudo ristorante dove arriva un piatto di spaghetti un pezzo di capra bollita e una coca. Ho viaggiato molto in posti complicati, ma sempre col mio mezzo organizzato di tutto punto, quando il limite igienico andava troppo giu, ci si organizzava con mezzi propri e non si rischiava nulla. Qua o cosi’ o cosi’… ma siamo belli al limite! Per chiarire meglio il concetto… gli spagetti vengono presi a maciate e buttati, si buttati, nel piatto. magari metterli con delicatezza nel piatto avrebbe un pelo lasciato il dubbio! pero’ bisogna accettare usi e costumi dei paesi che si visitano, altrimenti basta stare a casa e non lamentarsi!

Ho ordinato capra e riso…. mah!

Si riprende e si guidano gli ultimi km sempre lentamente… si intravede la citta’ di Borama, bella grossina. Finalmente l’asfalto toglie la polvere che ci sta addosso da tre giorni.

Si attraversa tutto il paese e ci parcheggiamo al Saw hotel. Sembra di notevole livello! Oh parliamo dello standard somalo! Comunque l’acqua scende dai rubinetti, la zanzariera c’è, siamo in bolla.

I classici blocchi antisfondamento sulle vie di entrata degli hotel, ormai quasi inutili.

Usciamo a piedi nella città mentre il Muezzin richiama i fedeli alla preghiera. La nostra sensazione è di totale sicurezza, meglio di molte città italiane. Purtroppo fra due giorni dovremo rimetterci in bolla… coprifuoco e guardie armate con finestrini oscurati, si scenderà’ solo su specifica verifica della sicurezza… Mogadiscio è un’altra Somalia…

il Moon Ligth

Roberto trova un ristorante di altissima qualità: il moon ligth! Il prezzo medio per mangiare riso pollo e coca cola è di tre dollari americani. I ragazzi del locale sono estasiati ad avere dei turisti… Ci chiedono foto e le vogliono su wa!

Bello, rientriamo con un tre ruote e siamo in hotel belli sereni, costo del “taxy” un dollaro a testa!.

Da Borama è tutto.

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