Finalmente si va in strada – Mongolia
È finalmente arrivato il grande giorno.
Si lascia l’albergo, la capitale e si ritorna a guidare la Fenice, il nostro fedele Land Rover che sembra non conoscere stanchezza.
Dopo settimane di spostamenti e officine, oggi si riparte davvero.
Prima tappa: la solita colazione al building café, dove ci concediamo un’ultima fetta di civiltà urbana prima del nulla delle steppe.
È sabato e aprono tardi, ma va bene così. Aspettare diventa quasi un rito — come se la Mongolia volesse darci il tempo di respirare prima di mostrarci i suoi spazi infiniti.
Tra taxi e traffico raggiungiamo Auto Pit, l’officina a tre chilometri dal centro, dove ci attendono per foto e piccola intervista.
Un’ora di preparativi, borse, attrezzi e viveri da sistemare. La Fenice è di nuovo pronta, impeccabile, e non perde una goccia d’olio. Mistero e orgoglio meccanico.

Appena fuori città ci fermiamo per il rifornimento d’acqua: cento litri a caduta da una cisterna per trenta centesimi.
Sembra incredibile, ma è così: la semplicità mongola insegna più di mille tecnologie.
Poi tappa al supermercato: spesa abbondante, ma infilarla nei vani del Land diventa un Tetris a difficoltà estrema.
Nel frattempo, il traffico della capitale si gonfia e si svuota in ondate disordinate, anche se è sabato.
Finalmente imbocchiamo la strada principale verso est, direzione statua di Gengis Khan, il gigantesco cavaliere d’acciaio che domina la pianura come un guardiano del tempo.
È un posto turistico, certo, ma vale la sosta. Da lassù lo sguardo corre ovunque, tra le dolci colline e il vento che non smette mai.

Nelle vicinanze si tiene in questi giorni un grande festival delle etnie mongole, dove danze, costumi e canti si intrecciano in un mosaico di tradizioni.
Un luogo che vibra di storia viva — e che ci ricorda che la Mongolia è un paese giovane solo sulla carta, ma antico nello spirito.
Prima di scendere verso sud, risaliamo il parco fino all’Aryapala Temple Meditation Center (Арьяабал бурханы бясалгал, номын хийд), un luogo sospeso tra cielo e silenzio.
Troviamo uno spiazzo dove campeggiare e finalmente, in pace, ci dedichiamo all’ordine delle cose:
Nene riordina, io sistemo la stiva, Enrico stende le tende bagnate della notte precedente.

Una cena italiana, semplice ma perfetta, chiude la giornata.
Sotto un cielo terso e un vento che canta tra le colline, la Fenice riposa.
L’olio al livello, il gasolio perfetto.
Un miracolo su ruote.

