Finalmente si parte: direzione nord

Ci alziamo presto per fare un minimo di colazione e salutare Miguel. Ci ha dato veramente una mano notevole, se pensate di soggiornare a san Pedro non vi dimenticare, merita.
Alle otto ci sono già un cinque pulmini pronti per le formalità doganali… Io sono secondo e me la sbrigo in fretta.
Accendiamo la Fenice e prendiamo la strada che porta verso il confine, esattamente sotto il vulcano licancabur.
Si sale belli decisi fin oltre i 4500, dall’altra parte della sbarra  della dogana, ci sono schierati tutti i fuoristrada pronti a caricare i turisti che vanno a farsi il giro classico del salar in tre giorni.
La mia preoccupazione della mancanza di libretto, viene subito smorzata dalla gentilezza del funzionario… Controlla solo che il telaio e motore corrispondano e mi lasciano libero di proseguire in Bolivia.
Appena entrati c’è una fantastica laguna, ne abbiamo ormai viste di tutti i tipi e colori, ma non guasta…
Prendo una pista diretta ma vengo da li a poco bloccato dai militari che non vogliono lasciarmela percorrere…
Cambio aria e pagò la tassa d’entrata al parco che pare esorbitante:150 bol a testa, veramente tantissimo.
Inizialmente i territori sono multicolori e piacevoli, viaggiamo a sempre dai 4500 ai 5000 mt, pista dura. Poi il passaggio diventa monotono e la pista rovinata ed insopportabile.
Km duri… Finalmente un piattone enorme si para alla vista, il salar di Uyuni, la più grande distesa di sale al mondo.

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La luce è un po schifosa, e all’entrata non mi attrae così tanto…
Col passare dei km diventa sempre più bello, quando il sole si degna, decisamente suggestivo.
All’isola di icanuasi, è tutto preparato per le centinaia di turisti che fanno la toccata e fuga giornaliera, avrei voglia di piazzarmi a fare campo, ma ho la sensazione che mi rompano le scatole…
Allunghiamo verso nord e andiamo all’isola del pescado, totalmente solitaria, con qualche cactus, e con solo quattro ragazzi in tenda francesi.
Ci mettiamo a ridosso del vento come se la Fenice fosse una barca, e prepariamo una cena veloce.
Siamo al limite del funzionamento del riscaldatore, 3600 mt, quindi se dovesse fare molto freddo stiamo tranquilli.
Intorno a noi il nulla per cento, duecento km.
Domani galoppata nel sale fino a un riunirsi con i nostri soci.
Campo base isola del Pescado

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