Da Fiambala’ a Las Papas

Primo giorno del duemilaquindici.
Fa molto caldo, il clima e’ pure umido… Dobbiamo fare un sacco di cose per ripartire per il deserto in autonomia, ci aspettano un 500 km di sterrati impegnativi.
Dopo vari anda e rianda ci fermiamo a mangiare nella cabanas di stanotte e poi andiamo verso Antonofalla. Direzione nord verso la ruta provincial 34.
Di un sacco di questioni logistiche che dovevamo fare, abbiamo combinato nulla! Dobbiamo trovare il modo di ricaricare la bombola del gas per cucinare, non so quanto ne è rimasto. Pare sia un grosso problema, le bombole in uso qua sono enormi, impossibile pensare di utilizzarene una, io avevo costruito un raccordo per poter travasare il gas dai bomboloni ma, purtroppo, tutti i raccordi sono diversi e sto appunto cercando di inventare un accrocchio… ma non riesco a trovare una ferramenta. Enrico viaggia senza ruota di scorta, ed è rimasta solo la mia, che per altro deve, in caso di utilizzo, essere montata sul suo cerchio. Anche qua’ nessuna fortuna, dormono tutti rimbambiti dalla festa dell’ultimo!
go-ahead…
Bella e veloce, la pista, non sembra impensierirci per i 250 km da affrontare, anche se fa molto caldo e con una tempesta di sabbia in arrivo. Il paesaggio non e’ nulla di particolare, monotono e appiattito dall’avanzamento della tempesta. Diciamo, per chi non l’ha mai vissuta, una spece di nebbia con 30° all’ombra che porta con se’ un zichinino di polvere. Dopo un centinaio di km la pista si fa sempre piu’ impegnativa e mal tenuta, sale sulle prime montagne e cominciamo a raggiungere i duemila e cinque.
Ad un certo punto la via finisce stretta nel greto del fiume.. io sono perfettamente posizionato con il navigatore sulla traccia, ci sembra un po’ strano, ma altre chance non ne vediamo. Con molta calma cerchiamo di districarci nel greto del torrente , con le macchine cosi’ cariche non e’ poca cosa.
Uno degli aspetti piu’ delicati, è che sei a centinaia di km da qualsiasi supporto logistico. Non è nulla di trascendentale, ma una rottura importante in quel posto ti puo’ costare qualche giorno di tribulazioni.
Ricominciamo a salire, si l’abbiamo ritrovata razza di testoni!, la pista e’ veramente impegnativa: a volte ce’ solo lo spazio per mettere le ruote con a fianco scoscesi, per usare un eufemismo, di centinaia di metri. Continuiamo cosi per più di un ora, fino a quando l’atroce dubbio si materializza: una parte di montagna e’ franata, portandosi via la pista, e non bastasse una duna di centinaia di metri ha ricoperto parte del proseguo.duna Una buona dose di incazzatura ci pervade.IMG_1134
Non resta che tornare a ritroso e cercare una soluzione, ce’ un’altra pista ma e’ veramente una traccia che aggira la catena montuosa.
Si decide per seguire la pista per Las Papas, passa nel greto di un fiume, sono solo due tracce delle ruote nella sabbia e nel ciotolato, tutto sommato scorrevole, trenta/quaranta orari, non riesco a ricordare quanti guadi ho fatto, ma dovessi dire un centinaio sarei in difetto! Arriviamo dopo un paio di ore ad un raggrupamento di case: è Las Papas, decidiamo di fermarci, siamo troppo stanchi.
Un sacco di ragazzini si avvicinano con discrezione e notiamo in loro i classici tratti andini. Piazziamo il campo e veniamo visitati dalla maestra con i suoi scolari…
Siamo indietro un po’ dal programma e domani ci aspettano almeno 150km di greto di fiume da guidare… speriamo non piova!

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