La pista per Zeyla.

Ci alziamo molto presto, prima del sorgere del sole ma dopo che il Muezzin ha già dato la sua sveglia! La distanza in tempo del viaggio sembra impensierire un po’ il nostro driver…
 

 
La pista che costeggia il golfo di Aden, deve essere molto sabbiosa, la nostra guida non l’ha mai fatta… noi abbiamo guardato su Google hearth un qualcosa tanto per avere un’idea di massima… Poi sinceramente, quando hai attraversato il Sahara in vari modi e con diversi mezzi, diciamo che la vivi in maniera diversa. Ogni qual volta che mi si è presentata l’occasione di trovarmi di fronte a distese desertiche, nessuna mai mi ha “passato” uno stato di angoscia e rispetto delle emozioni vissute guidando nel Sahara spinto.


 

 
Sono circa 250 km, prendiamo dei viveri, dieci scatole di tonno e del pane, e un po’ di acqua… se tutto va bene con una cinquantina di km ora dovremmo essere abbastanza presto a Zeyla. 
 

 
Il plateau roccioso all’interno della costa, fornisce un sacco di piccoli ruscelli secchi, i wadi, che inevitabilmente tagliano e distruggono la pista nella stagione delle piogge. Fortunatamente manca ancora un buon mese. Devo pero’ riportare che i segni e le tracce sono veramente messe male.
 

 
Si capisce subito che non sara’ una cosa veloce… o meglio ci vorrà il suo tempo. Il paesaggio non offre grandi spunti fotografici… siamo in una zona dove i pozzi forniscono abbastanza acqua. La pastorizia è soprattutto di cammelli, pecore e capre. La gente è schiva, non si fa fotografare, le molte capanne che incontriamo sono piene di bambini molto piccoli che fuggono alla nostra presenza… Nessuno penso si sia mai avventurato in questa direzione, parlo di turismo d massa. Bisogna essere belli convinti e disposti a soffrire un pochino.
 

 
Durante il percorso si incontrano molte gazzelle, quelle di Thomson, viste piu’ volte nelle zone sahariane e in tutta l’Africa del sud. Qua sembrano molto tranquille e numerose, segno che non ci sono tutti sti predatori. Avvistiamo un solo sciacallo. 
 

 
La pista principale ci sta portando fuori dalla costa e la nostra guida vuole ritornare la… si vede che ha parlato con qualcuno che lo ha consigliato. Peccato che ci porta in bocca ad un ceck point importante dove ci fanno aspettare una buona mezzora rimbalzandosi le competenze. Non abbiamo ben capito il motivo… apparentemente qualcuno deve aver fatto un incidente e stanno cercando dei responsabili.
 

 
Finalmente, nell’ufficio del comandate, veniamo riconosciuti. Peccato che il capo galattico necessiti dell’interprete perché li apparentemente non sa ne leggere ne scrivere! aveva dinanzi a se un librone mai visto in vita mia! Una roba da 80 cm per un metro e mezzo aperto!
 
 
Bene, lasciamo il posto di comando e ad un centinaio di km da Zeyla la pista comincia a diventare bella e veloce. Ma come sempre in Africa, il gaudio dura un secondo… i solchi di grossi camion si mangiano la pista a non finire. Mi era gia’ capitato nel corso di miei viaggi di trovarsi in difficoltà uscendo dai paesi: è sempre un casino recuperare le tracce pe la direzione voluta. Tra l’altro qua i wadi si prendono le tracce e le fanno sue. Conseguenza giriamo un po’ in tondo cercando di ritrovare una traccia verso la direzione voluta.

carichiamo un ragazzo pastore che scarica una quantità incredibile di bidoncini dentro la macchina, probabilmente sta andando al pozzo a far rifornimento. Indica vagamente la via alla guida, ma senza troppa convinzione…
 

 
Abbiamo mangiato solo qualche dattero che io e Roberto ci eravamo premuniti di acquistare, sono ormai le quattro pm, cominciamo ad incontrare colonne di camion provenienti dalla vicina Gibuti, carichi dell’impossibile ma che in Africa diventa possibile! 
 

 
Viaggiano nel fetch fetch creando dei solchi pazzeschi, le nuvole di polvere si innalzano per metri… insomma, tutto regolare. 


 

 
Arriviamo a Zeyla, sperduta nell’ultima landa di terra a nord della Somalia, è poco piu’ di un villaggio… 4000 persone, 4 moschee, scuola coranica e pescatori, pochi… l’unica guest house che esiste non ha posto, troviamo un albergo che consiste in un locale aperto con dei letti posizionabili ovunque. 
 

 
L’acqua cè. Ci si puo’ docciare sulla turca con odori inimmaginabili. Fa ancora molto caldo e la zona è molto popolata da zanzare, dove , purtroppo la malaria è ancora ben presente…

 
 

 
Mangiamo due scatole di tonno e del pane, Questa è l’Africa che avevo conosciuto negli anni ottanta… e ancora non è cambiata in alcuni stati. 
 

 
La notte sara’ un incubo, avro’ dormito si e no un’ora. Mi sono dovuto avvolgere in una asciugamano coperto, con un caldo infernale, e spruzzato di permetrina. Le zanzariere erano finite, o meglio non ho chiesto ulteriormente… ed è andata cosi’!
 

 
Zeyla bella sparata via! 

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