Il primo viaggio della FENICE. TUNISIA 1999

 

 

Un viaggio di avventura alle porte del SAHARA che ha portato nostra figlia a toccare la finissima e dorata sabbia delle dune.

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Comincia con una “navigata” in Internet quest’avventura sahariana.

 

 

Sul sito dedicato ai viaggi leggo di un mio amico che vorrebbe portare con se nel nord Africa sua moglie e sua figlia Alice di due anni e mezzo, le date coincidono i pargoli pure, e dopo una lunga chiacchierata con Nene’ (mia moglie) comincia il gioco della preparazione della vettura.

Non ho ancora i biglietti della nave, ma confido nella rinuncia di qualche prenotazione.  Con noi verrà anche un amico di Genova che ha un camion militare e anche lui una bambina della stessa età, sembra che tutto coincida! 

 

 

LA LAND ROVER

Ho sempre la Land Rover 110 e lo scopo di questa nuova camperizzazione è quello di rendere il più’ possibile confortevole una permanenza nel deserto con una bambina cosi’ piccola, Isabelle ha poco meno di due anni

Predispongo cosi’ un serbatoio con molta acqua (160 litri), un vano cucina che ci permetterà di mangiare anche all’interno della macchina, 100 litri di gasolio in più’ del normale e qualche piccolo accorgimento derivato dai vecchi viaggi.

Reparto letto la mia cara mansarda Air Camping.

 

 

L’ITINERARIO

Non sappiamo ancora cosa fare e dove andare ma questo per uno che vuole viaggiare nell’Africa resta un aspetto marginale.

La meta più’ probabile potrebbe essere la Tunisia del sud oppure la Libia.

Le date almeno le sappiamo: partiremo al 19 dicembre 98 per tornare nell’anno nuovo dopo l’epifania.

 

18/12/1998 ULTIMI PREPARATIVI

Si caricano tutti i viveri e molta acqua in bottiglia soprattutto per Isabelle, la mamma Nene’ è molto preoccupata per tutti i problemi che dovremo affrontare, comunque domani l’HABIB salperà dal porto di Genova con noi imbarcati nella stiva.

 

 

19/12/1998 sabato

Oggi è una bella giornata per partire, tempo bello e non troppo freddo.

Partiamo alle nove per arrivare a Genova per mezzogiorno, dove incontriamo Roberto e Gianni proprio in coda per l’imbarco.

Come sempre è un incredibile numero di fuoristrada che incontriamo sul piazzale, ed i soliti tunisini con le macchine stracolme pronte per affrontare il viaggio vergola loro terra.

Le bambine cominciano a fare conoscenza e a saltare su e giù’ per il cofano della Land, preludio di un’esperienza quantomeno vivace.

Lasciamo il porto alle13, ci attendono ventiquattrore di navigazione per approdare sulla costa tunisina.

Verso sera cominciamo a sentire un po’ di maretta, Nene’ e Isa sono in cabina cercando di dormire, io girovago per la nave ricordando il primo viaggio con Beppe nel 1987.

 

20/12/1998 domenica

Sono le otto circa e stiamo lasciando la costa sarda, tra circa otto ore saremo in vista della Tunisia: si respira odore d’Africa.

Sbarchiamo alle 16.30 ed esplicate le solite formalità (peraltro quasi ridotte a compilare fiche e dichiarazioni) usciamo dal porto verso le otto di sera, ci fermiamo subito per far mangiare le bimbe.

Deciso di dormire fuori Tunisi partiamo per Kairouane, piccola cittadina famosa per la produzione di tappeti; incredibile l’autostrada è ora lunghissima e ci sono pure le colonnine di servizio!

Ci si ferma per fare gasolio in una stazione, ops Gianni ha una gomma a terra, si comincia bene!

 

 

21/12/1998 lunedì’

Alla mattina il risveglio non è dei migliori, vento freddo e nuvoloni, speriamo di riparare velocemente la gomma e ripartire per il sud.

Accidenti sono ancora con la testa in Europa, non esiste il veloce ed il facile qui’, esistono i gommisti che con macchine smontagomme nuove di trinca usano ancora la mazza da troglodita e leve piccole come cacciaviti.

L’operazione gomma si risolve in circa tre ore, poi via verso Gafsa.

Vicino a questa grossa cittadina c’è l’oasi di Lalla dove vorremmo fermarci per il campo, dopo qualche indecisione si procede sino a Tozeur circa settanta km. più’ a sud.

Arriviamo per le sette di sera con molta stanchezza addosso, non siamo ancora riusciti a fare un campo decente e soprattutto con la luce.

Purtroppo stiamo poco a poco mettendo insieme tutti i problemi del gruppo per poi ottimizzare tutte le soluzioni possibili.

Ero stato qui nel 1987 e1989 e mi ricordo del palmeto e dell’acqua calda per lavarsi, caspita ora mi sembra di essere a Las Vegas, hotel cinque stelle boutique sulla strada e aeroporto con partenze a ritmo Malpensa!

In ogni caso un’oasi è pur sempre piacevole anche se arrivi la sera tardi, quindi dopo aver faticato non poco a trovare la pista che entra nel palmeto, si scarica tutto e si cucina pasta nel rispetto della cucina italiana.

 

 

22/12/1198 martedì’

Ci svegliamo con tutta calma sotto un bel sole caldo, poco vicino c’è un’enorme pozza d’acqua calda, ne approfittiamo per un caldo bagno con un gruppo di ragazzini.

Chiaramente togliere le bambine è una vera tragedia, ma non siamo certo venuti per passare il tempo nelle pozze d’irrigazione dei palmeti, anche se la libidine di un superbo bagno caldo ci prende tutti.

Quando tutto si ricompone ci portiamo sulla strada per Nefta, un’altra oasi che produce datteri a non finire, la strada è quasi perfetta e si arriva in un orario ottimo per un sontuoso cuscus, piatto simbolo di questa terra.

Ripartiamo dopo un bel the e andiamo a cercare la pista che discende il confine con l’Algeria, poco più’ avanti c’è la dogana che ormai è transitata dai soli magrebini, la situazione algerina purtroppo è storia che si legge tutti i giorni sui quotidiani.

Eccola la pista, la bussola indica est ed io mollo il volante a Nenè che sembra divertirsi su questo fondo piuttosto duro, Isabelle si addormenta!

Tornare a guidare sul fondo sterrato è sempre una strana sensazione, rumori e vibrazioni che mi mancavano da tempo, la macchina si comporta come prevedevo a parte una noiosa vibrazione del cofano motore.

La pista segue su e giù’ delle collinette dal fondo molto duro, avvistiamo delle gazzelle, quattro per l’esattezza, il tempo di cambiare obbiettivo alla macchina fotografica e sono già all’orizzonte.

Decidiamo di fare campo a ridosso delle dune di Rejmatoug piccola postazione militare di controllo sotto lo Chott el Jerid, una depressione salata prima dell’inizio del deserto vero e proprio.

La serata è piuttosto fredda ma essere nuovamente nelle dune lascia sempre una sensazione di libertà.

 

 

 23/12/1998 mercoledì’

La mattina ci svegliamo con calma accolti da un bel freschino, quasi sotto lo zero, ma appena spunta il sole ci si sente subito bene.

Percorriamo qualche chilometro su e giù’ da piccole dune bianche piene d’insidiosissimi cespugli, non più’ di mezzora e siamo sulla strada principale che porta a Douz.

Questa cittadina è l’ultima oasi prima del Sahara ed è presa di mira da molti turisti che vengon sin qui a vedere quelle che loro chiamano dune, in realtà sono delle grosse camionate di sabbia bianca contornate da cammelli stanchi.

Comunque a noi tutto questo va bene perché abbiamo bisogno di un buon hotel per una bella doccia calda.

Recuperato una camera veramente eccellente, al Mehari hotel, ripariamo un paio di problemini alle vetture, anche perché da qui in poi saremo abbastanza isolati dalla vita civile.

Alla sera usciamo a mangiare un cuscus in un ristorantino locale, carino e quasi pulito e comunque sempre meglio dei locali preparati per i turisti.

Finita la nostra cena andiamo al distributore per fare acqua e gasolio, per un migliaio di chilometri dovremo essere autosufficienti.

 

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24/12/1998 giovedì

Una buona colazione e ci mettiamo in movimento per il centro città, Nenè ed Isa ed io ci avventuriamo nel mercato per cercare pane e qualche dattero, del pane nemmeno l’ombra ma essendo nel periodo di Ramadan ci sembrava abbastanza ovvio.

Errore! Arriva Roberto che ci spiega che per trovarlo bisogna cercare nelle ferramenta!

Finito di girovagare ci troviamo tutti pronti a partire direzione Ksarghilane che da quel che ho potuto capire è un’oasi ai limiti del bi-ben, un erg di dune corte ed incazzate.

Dopo una buona mezzora troviamo la pista che è ben tracciata ed i chilometri scorrono via molto velocemente, qualche jeep dei gruppi turistici segue la nostra direttiva senza infastidirci più’ di tanto.

Ho lasciato guidare Nenè che è un po’ impaurita quando affronta in velocità la sabbia, ma mi piace molto renderla partecipe e non solo spettatrice.

Ci fermiamo per pranzo a ridosso di una costruzione bianca molto ben tenuta, mi sembra sia una postazione di controllo del parco naturale, il vento non ci dà tregua e quindi siamo costretti a mangiare scatolette e salumi.

La pista si protende per 140 gradi sino al bivio che ci condurrà verso Ksarghilane direzione 80-90 gradi.

La pista che era ben segnata, infatti, è solo un ricordo e finisce in un mare di dune non molto alte ma all’apparenza molto tecniche, seconda e terza ridotta sgonfia le gomme sali e scendi dalla macchina per cercare il passaggio migliore, cominciamo il divertimento.

Siamo a 20 chilometri di GPS dalla meta, io sbaglio una duna e son del gatto, Roberto arriva fino ai differenziali, Gianni litiga con un buco grosso come il suo camion.

E’ ora di fare il campo per la sera di Natale.!!

Grandi preparativi per la sera di natale, si monta un piccolo abete sintetico e con una serie di lumini Gianni si inventa un pino illuminato nella sabbia, si portano i regali e si prepara la cena.

Entrè di tartine con svariate salsine, tonno affumicato ed altro ancora, di primo dei buonissimi tortellini in brodo (belli caldi), si chiude con il classico panettone e champagne.

Le bambine, ed anche noi, sono impazienti dell’arrivo di babbo natale che a queste latitudini arriva puntuale alle venti e trenta!

Si scartano i regali e gran festa per tutti, riuniti nella grande tenda di Roberto giochiamo con le bambine e facciamo programmi futuri.

Si sentono dei botti, sono degli svizzeri che due o tre chilometri più’ ad est sparano dei razzi, rispondiamo con le torce.

Mentre termino questa frase all’interno della macchina, una luna araba si corica sul profilo nero delle dune nell’assoluto silenzio del deserto.

 

 

25/2/1998 venerdì

E’ la mattina di Natale ed il paesaggio non può’ certo deluderci: una coltre di brina ha cambiato il normale colore della sabbia, è tutto bianco!

Non mi è mai accaduto prima d’ora di vedere le dune cosi’, è come vedere la neve gialla; non è una cosa normale.

Ricomposte tutte le nostre cose ripartiamo a cavalcare le dune in direzione di Ksarghilane, i francesi di ieri sera si tengono più’ a sud, io che sono davanti al gruppo preferisco uscire dal Bi-Ben più’ ad est.

Alle undici ritroviamo la pista che si dirige verso il fortino di Ksar, ma giusto il tempo di fare due conti su dove fare la pasta, ed il camion di Gianni si spegne apparentemente per mancanza di gasolio.

Smonta rimonta e spurga e ripartiamo dopo un’ottima pasta al pesto, la temperatura si è fatta certamente piacevole, maglietta e pantaloncini.

Poco dopo essere ripartiti di nuovo la mancanza di gasolio, questa volta si scopre il problema che è nel depressore del freno motore, il vecchio caro martello la fa da leone e rimedia il problema.

Arriviamo a Ksarghilane verso le sedici dove ci attende una calda pozza d’acqua sulfurea, da un grosso tubo l’acqua sgorga formando un laghetto di circa una trentina di metri, una vera libidine per le nostre ossa.

Come sempre Isabelle entra molto volentieri, è toglierla che mette a dura prova la pazienza di Nenè, la sera ci prendiamo un the al piccolo bar sulla riva della pozza.

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 26/12/1998 sabato

Ci svegliamo sotto una leggera piogerellina che scompare portandosi dietro un bel ventone, il che equivale a dire polvere a non finire.

Cerchiamo la pista per Birauin postazione militare ai limiti del gran Erg

La media è buona ma la meteo non proprio, quindi si procede velocemente fino a mezzogiorno, dove ci fermiamo per il primo controllo dei permessi militari necessari per accedere alla zona sud.

A causa del forte vento pasta per le bambine e scatolette per i grandi che non vedono l’ora di riprendere le pista.

Una grande spianata ci porta dritti verso l’erg che si erge dinanzi alle nostre jeep, Gianni decide di aggirarlo mentre Roberto ed io vogliamo provare ad attraversarlo.

 Le dune sono veramente molto belle da passare, anche se richiedono sempre un po’ di tempo prima di capire da che lato si devono prendere; dopo qualche insabbiamento l’equipaggio femminile ci chiede di trovare una soluzione più’ adatta alle macchine e meno ai dromedari!

Torniamo quindi sulla spianata aggirando il più’ vicino possibile questo mare di sabbia.(foto precedente)

Arriviamo a tarda sera e ci ricongiungiamo a Gianni dopo il controllo dei passaporti, dove scopriamo che ci sono anche degli amici di Varese che viaggiano nella nostra direzione, quindi gran campo insieme.

 

 

27/12/1998 domenica

Mi sveglio per primo per preparare il caffè e scopro una delle mie gomme completamente sgonfia!

Evidentemente nel fuoripista di ieri sera qualche spinetta mi è entrata nel fianco, ad ogni modo è un problemino risolvibile in pochi minuti, sostituita la camera d’aria ripartiamo per dirigerci verso El Borma.

Tutto in fuoripista. Contorniamo l’erg lasciandolo alla nostra destra, passando un terreno veramente spettacolare, la sabbia si alterna con piccole montagnette piatte.

Il suolo è ricoperto da tantissime dunette che ti costringono a limitare la velocità a pochi chilometri ora, tutto sommato la giusta velocità per godersi appieno la particolarità del territorio.

All’ora di giusta ci si ferma per un pranzo frugale e per dar riposo alle bambine, ricaricate le solite casse contenenti i viveri ecc. ripartiamo cercando le tracce della pista Pipe-Line.

Si dovrebbe trovare molto più’ ad est della nostra attuale posizione, quindi cerchiamo di mantenere una rotta che ci porti verso sud-est, ovviamente non è mai cosi’ facile andare dove si dovrebbe.

Il terreno si fa duro e scorrevole tanto da dover limitare la velocità per evitare saltoni poco salutari per la macchina e l’equipaggio, tutto ciò’ non sembra impensierire minimamente la nostra Isabelle.

Arrivati ad un bivio ci separiamo da Gianni con la certezza di ritrovarsi poco più’ avanti quando la pista si ricongiungerà alla Pipeline, niente di più’ sbagliato la rotta mia e di Roberto è veramente molto diretta e ci porta sempre più’ a sud.

 Questa situazione ci preoccupa un po’ primo perché non sappiamo nulla di Gianni, secondo non ci eravamo messi d’accordo prima.

Incontriamo all’imbrunire la Pipeline a trenta chilometri da El Borma.

Questo centro petrolifero è il più’ importante della Tunisia, conta un’ottantina di pozzi circa e si trova a due tre chilometri dal confine Algerino, da qui parte una tubazione con un diametro impressionante che corre verso le raffinerie del nord, la Pipeline appunto.

Questo tubone è seguito dalla pista fin che non viene inghiottito dalle dune di sabbia.

Arrivati al tramontare del sole ci accampiamo con Roberto Alice e Ceci restando un po’ preoccupati per questa insolita situazione, esserci persi di vista non giova proprio a nessuno.

Decidiamo d’essere operativi molto presto domani mattina, vogliamo rintracciare subito il camion di Gianni.

 

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  28/12/1998 lunedì

Alle otto e trenta accediamo i motori e cerchiamo di portarci un poco più’ a nord per trovare il passaggio d’entrata per l’erg.

Maciniamo ore di macchina ma il responso del Gps è sempre di trenta km per El Borma.

Troviamo un pistone che ci porta troppo alti, la mancanza di una cartina dettagliata (lasciata sul camion N.d.R.) e un sacco di tracce dovute al passaggio di un rally ci portano sempre al punto di partenza.

Ritorniamo per la terza volta verso la pista a nord ed incontriamo con un gran colpo di c… il gruppo dei nostri amici in direzione sud; una gran liberazione d’animo ci pervade.

Si decide con tutti di aggirare l’erg passandolo dalla pista camionabile a sud-ovest.

Ora che abbiamo la carta russa tutto ci appare più’ chiaro, come si può notare dalla foto della carta la pista tracciata passava molto più’ ad est.

Pensate che il campo di ieri sera era a soli sette chilometri dalla pista segnata.

Seguendo la pista, che si snoda tra i cordoni di dune, arriviamo all’aeroporto di El Borma dove ci attendono i militari al posto di controllo.

Siamo a soli due km. dal confine con L’Algeria e come se non bastasse sotto un mare di oro nero, che ovviamente le due nazioni si contendono.

I controlli sono molto meticolosi e ci lasciano in un’ora, giusto per arrivare col buio per fare il campo.

Su tutto l’orizzonte si possono intravedere trivelle, tubi, torri, una vera e propria città industriale.

 

 

29/12/1998 martedì

Una pioggerellina accompagna il nostro risveglio e dopo colazione, Roberto ed io andiamo a chiedere in una stazione petrolifera del gasolio, permesso accordato. Lo paghiamo un po’ caro, ma cosi’ ci mettiamo al riparo da inutili dubbi.

Il gruppo dei camion è già partito mentre noi siamo alle prese col regolatore di tensione del mezzo di Gianni, ha le batterie completamente evaporate e gli strumenti che non funzionano più’.

Roberto trova l’acqua distillata, pagata come la benzina, ed io riparo il problema agli strumenti e stacco il regolatore per escludere la carica automatica, d’ora in poi si farà manualmente.

Dopo pranzo partiamo seguendo la pista che segue uno dei tanti tubi del greggio, scende verso sud con un fondo durissimo e perfettamente livellato, finisce dopo cinquanta chilometri insabbiandosi nel deserto.

Ora il fondo è mollissimo, si sgonfiano le gomme ad una atmosfera per rendere più’ fluida l’azione del motore, il paesaggio è veramente stupendo con toni di colore che tingono tutto di giallo e rosso, ogni tanto lasciamo le tracce per salire qualche duna e scattare fotografie.

Siamo all’ultimo posto di controllo, da qui in poi non ci sono più’ pozzi, di conseguenza i militari dovrebbero essere inesistenti.

Il comandante della stazione è un po’ titubante in quanto la nostra guida, che esiste ovviamente solo sul permesso, non c’è.

Pochi mesi prima di noi dei turisti sono stati presi dai militari algerini scatenando problemi di responsabilità, comunque riusciamo a convincerlo che con il Gps andremo verso est e non ci perderemo.

Procediamo a ridosso di alte colline di dune immersi in un paesaggio veramente stupendo e silenzioso.

Facciamo il campo ai piedi del cordone di dune alto un centinaio di metri.

 

 

 30/12/1998 mercoledì

Al risveglio di oggi ci attende una calda giornata, peccato che comincia con una bella riparazione di una gomma di Roberto, che comunque non ci rallenta minimamente la corsa verso la nostra direttiva: attraversare il limite est dell’erg sino ad El-Kadra.

Dopo una decina di chilometri le ultime tracce si perdono nella sabbia, a volte decisamente pianeggiante e dura e subito dopo molle ed insidiosa, è molto bello correre veloci su questo terreno.

Ci si consulta con i nostri amici su quale direzione tenere, procediamo per lo più ad intuito seguendo una rotta di massima, dalle carte risultano una serie di dune stellari in direzione sud: non dovrebbero costituire un grosso problema per la nostra rotta.

Visto la media a dir poco stupefacente (60Km/h), ci fermiamo per pranzo. Approfittando della temperatura fantastica ed un assoluto silenzio, facciamo la doccia a Isabelle che si era divertita nella sabbia.

Accendiamo i motori e recuperiamo il gruppo dei camion, li avevamo lasciati andare avanti per la pausa pranzo, poco tempo dopo raggiungiamo un falesia veramente bella.

Risaliti dalla parte opposta di questo piccolo canion, il terreno è cosparso di molti mucchi di sabbia che hanno ricoperto la pista riducendola impraticabile, tanto più’ che la sabbia è resa mollissima da un temporale del giorno precedente.

In certi punti sembra di essere nelle sabbie mobili, si sgonfiano le gomme e si procede per intuito facendo del nostro meglio per togliersi da questo bel passaggio, più’ avanti vediamo una distesa che potrebbe essere un bel posto per fare il campo serale.

Effettivamente ci si ferma tra delle bellissime dune stellari, a perdita d’occhio si intravedono dune, dune, dune alte ,molto alte.!!

Domani con il sole forse il paesaggio cambierà, spero.

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31/12/1998 giovedì

Verso le dieci e trenta siamo in marcia alla ricerca della valle che ci conduca verso sud, a proposito con il sole le dune sono ancora più’ fitte.

La meteo di questa mattina si presenta con una bella arietta, a dire il vero è una tempesta di sabbia in avvicinamento, che comunque non modifica per il momento i nostri programmi.

La discesa nella vallata alterna la sabbia a zone con pietre affioranti nere, sembrano specchi da tanto sono lucide, ho molta paura di tagliare le coperture ma non ho voglia di rigonfiare le gomme.

Ottima intuizione, la valle finisce chiusa da dune alte un centinaio di metri, abbiamo due possibilità un passaggio a destra ed uno a sinistra.

Provo senza attendere a passare sul lato sinistro, stessa sabbia (umida e molle) e cavi delle dune molto profondi e stretti, dopo tre passaggi mi fermo per valutare meglio la situazione.

Devo affrontare di petto una duna piuttosto ripida, decido di usare un po’ di forza, la salto e procedendo in velocità il terreno che mi si presenta man mano. Raggiungo la sommità e mi rendo conto di aver avuto una bella idea. Leggi fortuna !

Comunico via radio la situazione al gruppo, loro decidono giustamente di tentare a destra il passaggio, sarà necessario attendere una buona oretta prima che tutti si portino al di là del valico.

La tempesta di sabbia è ora una realtà ben viva, soprattutto all’interno delle nostre macchine, non riesci a capire da dove entra la sabbia ma certo è, che ne trovi a ditate sul cruscotto.

Vista questa accoglienza, ci dirigiamo il più’ diretti possibile verso est per toglierci dal mezzo di questa sabbiatrice naturale, in questa situazione è impossibile scendere ed ancor di più’ spiegarlo alle bambine. Calcoliamo una rotta bussola di 110°, ci dovrebbe portare in fretta fuori dall’erg ed immetterci sulla Pipe-Line, da la poi non dovremmo avere grossi problemi, controlli militari a parte.

Appunto! Dieci chilometri e siamo fermi. Soliti controlli ma con un buffo intermezzo: ad un militare scivola di mano il nostro permesso, vento ad ottanta Km/h una spianata di centinaia di chilometri, fate voi!

Facciamo il campo a Bir Pistor, (vedi foto) è capodanno quindi tiriamo fuori il meglio rimasto, salmone e pane tostato, champagne e lenticchie .Il vento cala ottimo!

Alle dieci di sera festeggiamo il capodanno, che come per il Natale qui arriva molto presto, tutti insieme nel grande tendone dei ragazzi di Varese.

 

 

 1/1/1999 venerdì

Ci risvegliamo nel nuovo anno con un’ottima giornata, senza vento e con una bella temperatura.

La tappa di oggi ci porterà all’estremo sud della Tunisia: El kadra. I chilometri sono veramente pochi e per lo piu’ di pista con fondo duro, si decide di rilassarsi e partire dopo pranzo.

Questo depressione prende il nome di sebka, e cercando nella sabbia, Roberto ed io andiamo alla ricerca di coltellini di pietra e scalpellini, ne troviamo alcuni per la nostra collezione; le bambine nel frattempo giocano con noi.

Le nostre signore ci preparano un ottimo pranzo, ovviamente con il resto delle lenticchie!

Con Roberto decidiamo di scavare le rose del deserto, bellissime concrezioni di sabbia e sali minerali, che con gli anni assumono forme ricordanti i petali di rosa. È proprio una bella esperienza, non mi era mai capitato prima e devo dire molto soddisfacente.

Dopo aver riempito le casse di rose, partiamo verso la cittadina di confine con l’Algeria e la Libia. Qui riusciamo a trovare dei biscotti e poche altre “libidini” del sud, la zona è presidiata da militari che, come negli altri posti incontrati sin d’ora, sono incuriositi dal fatto di vederci e non da effettivi problemi di controllo.

Ci sono molti ragazzini per la strada, ne approfittiamo per regalare qualche gioco delle nostre bambine.

Ripartiamo verso le quattro del pomeriggio, direzione nord o poco ci manca.

Si risale la medesima pista, dura e piena di tolle, che non sono lattine scritto in dialetto ma delle fastidiose onde che si formano nel terreno, su queste piste è necessario tenere una velocità che, a seconda del mezzo, ti permette di appoggiare le gomme solo sulla cresta di queste onde di terra.

Chiaramente la velocità varia da vettura a vettura, per noi l’ideale è una velocità che varia dagli ottanta ai novanta Km/h.

Una sessantina di chilometri e ci fermiamo sotto una enorme duna stellare. Dalla sommità, al calar della sera, si riesce a vedere ad una cinquantina di chilometri la città libica di Gadames tutta illuminata

Salgo la duna seguendo la cresta dura come cemento, lasciando tracce che subito il vento ricopre. Sono qui sulla sommità di una montagna di sabbia, apparentemente senza aspetti particolari, eppure scalare scalzo le dune mi dà la stessa sensazione di libertà che credo provino gli animali di questo posto.

 

 

2/1/1999 sabato

 Ieri sera abbiamo fatto un briefing con gli altri, ed abbiamo deciso di risalire la pista dell’oledotto tutta in una volta. Considerando tutte le possibilità ci è sembrata la miglior soluzione, per noi è una vera sofferenza andare a sessanta Km/h sulla tolle.

Partiamo verso le undici, decisi a percorrere in un solo botto i trecento chilometri che ci dividono ad un hotel quattro stelle, le signore in questa decisione hanno avuto molto peso!

La pista è come vi avevo detto con fondo molto duro, ci dobbiamo fermare ai cinque posti di controllo inventandoci qualche balla perché siamo senza permessi.

 Pista dura e molta tole uguale a rotture a catena. La macchina di Roberto sembra reggere bene la sua età, il portapacchi invece cede il passo. Gli ammortizzatori idem, la ventola di raffreddamento si disintegra con i sassi!

Quanto a me ad ottanta chilometri orari si disintegra una copertura, in un primo momento pesavo di aver perso il ponte posteriore.

La cosa molto divertente è che questa pista segue molto da vicino il confine libico, e certe volte cerchi verifica sul GPS per non trovarti inavvertitamente in un’altra nazione. Ultimo controllo militare, con una gentile offerta di mandarini alle bimbe, e rimettiamo dopo una settimana le gomme sull’asfalto.

Arriviamo a tarda sera nella città di Tataouine, dove troviamo un eccezionale albergo a ridosso di una montagna. Notiamo le prime tracce dei viaggi organizzati, ma trovare una doccia calda interminabile è una cosa a cui ora nessuno vuol rinunciare.

Un mitico cus-cus  allieta la nostra cena, tra i racconti di questa dura giornata.

 

 

3/1/1999 domenica

Il programma di oggi prevede per prima cosa alcune riparazioni al portapacchi di Roberto, trovato un fabbro munito di saldatrice ed è fatto in un baleno.

Prima di ripartire in direzione di Matmata, facciamo spesa e mangiamo un altro cuscus, che si stia esagerando?

Ormai è quasi tutto asfalto e ci si può tranquillamente rilassare alla guida, solo che ora il problema sono le vetture è da giorni che non se ne vedono. Matmata è una piccola città posta sulle colline di tufo, gli antenati per proteggersi dal freddo hanno scavato le case sotto terra conferendogli un aspetto quasi lunare.

Decidiamo, su idea di Roberto, di andare a dormire in un albergo scavato nel tufo. La temperatura è costante di sedici gradi, sia d’estate che d’inverno, e pensiamo sia un’avventura interessante.

Abbiamo un p’ò di tempo a disposizione e si procede per la pista di montagna dove incontriamo una coppia di Germignaga, (un paese a dodici chilometri da casa mia) ci fermiamo per quattro chicchere ed un caffè della casa.

Arriviamo all’imbrunire all’albergo prescelto, ci sono dei grossi cameroni dove si può trovare posto, è proprio un’esperienza inusuale. Io cucino in macchina una pastasciutta per le bambine, e per i grandi tutti nella stanza pranzo del “hotel”.

Parecchi anni fa in questo hotel sono state girate alcune scene di guerre stellari, proprio per la sua caratteristica costruzione.

 

 

Ero sicuro di averlo finito… ma non lo ritrovo nel marasma dei file vecchi!

Comunque da li siamo corsi al nord e poi ci siamo rimbarcati per l’Italia. Che dire esperienza fantastica, la prima che ha portato nostra figlia in terra africana.

Alfio e Nene’ e Isabelle

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

One thought on “Il primo viaggio della FENICE. TUNISIA 1999

  • Manu
    6 dicembre 2016, 22:43

    La solita lettrice affezionata ha apprezzato un sacco questo racconto! Eravate giovanissimi e la bimbetta piccolissima eppure… già organizzatissimi!!! Bellissime le foto, … rimasto impresso il natale con alberello!!! (Grandi!!!)

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